Siamo noi stessi i limiti per i nostri sogni, al pari di quanto siamo noi stessi i geni che li potranno esaudire.

Roberta la Viola

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I contatti per prenotare o chiedere informazioni sono 377.53.63.173 o effettocoaching@gmail.com
La prima sessione è GRATUITA.

mercoledì 12 dicembre 2012

"Parlare di musica è come ballare d'architettura."

Il titolo di questo post è preso in prestito da Frank Zappa.
E cosa c'entra un genio della musica con un blog sul coaching?

Beh, io trovo che tutto c'entri con tutto, se qualcuno ne vede una relazione, e quella che vedo qui è che: parlare del coaching è come ballare d'architettura.

Voglio dire che quando si dice troppo su qualcosa, in qualche modo, la natura stessa del soggetto sfugge alla sua stessa identità.

Il coaching va fatto, come la musica va suonata, ascoltata, ballata...
Se si parla di musica, pur potendolo fare, si perde la sua stessa natura.
Insomma, certamente si può parlare di musica, così come posso fare tante altre cose, ma certamente per goderne a pieno dovrò ascoltarla.

Il coaching, parallelamente, va praticato, va fatto, ci si allena con il coaching per esplorare e attivare le proprie risorse al fine di stare meglio.
Ma se si parla troppo del coaching, come per la musica, se ne perderà l'essenza.

Il coaching è un'esperienza da vivere sulla propria pelle, raccontarlo, spiegarlo lo ridurebbe a qualcosa di molto distante dalla sua godibilità.

E quindi, per essere coerenti con quanto detto, non aggiungo altro.

lunedì 10 dicembre 2012

Un albero per

Uno degli scopi di questo blog è quello di aiutare chi legge a comprendere meglio se stesso, anche per scoprire cosa si vuole e quale strada intraprendere al fine di stare meglio.

Dunque non possiamo solo riempire pagine di parole, di tanto in tanto ci vuole anche qualcosa che ci aiuti praticamente...dunque il primo "esercizio" è servito!

Un albero per...

immaginando di essere un albero, qualunque tipo vi ispiri di più, sceglietelo e presentatevi a voi stessi in quanto albero di...
Ora, sentitevi i piedi trasformasi in radici e sentite le vostre radici che si saldano al terreno.
Ora siete stabili e presenti a voi stessi.
Dalle vostre radici, avvinghiate al terreno, sale il vostro tronco solido.
Dal vostro tronco si aprono al cielo i vostri folti rami.
Dai vostri rami colmi di foglie nascono i vostri frutti....

Dunque, quali frutti volete produrre?
Ogni frutto rappresenta un valore importante per voi, un progetto realizzato e compiuto, un comportamento che vi identifica e vi rende soddisfatti...
Insomma i vostri frutti rappresentano ciò che avete scelto di fare, ciò che avete fatto, ciò che vi rende voi stessi, pieni di soddisfazione e di serenità.
Il vostro essere al mondo con consapevolezza e rispetto.

Se vorrete potrete fare l'esercizio in compagnia, coinvolgendo il vostro partner, ad esempio, se state pensando di costruire una vita insieme, una famiglia, in questo caso quali sono i frutti che vorrete all'interno della vostra vita familiare, magari quei valori che vorrete proporre insieme per il vostro futuro e per i vostri figli...se ne vorrete...

Ma in compagnia può anche voler dire, di un socio, magari state pensando di iniziare una nuova attività lavorativa con qualcuno...e allora cosa è meglio di condividere da subito i valori, gli scopi e gli obiettivi che intendete raggiungere?


A cosa serve tutto questo?
A tante cose, la prima di tutte è "mi sento quello che ho voluto e voglio essere".
Questo esercizio, infatti, vi aiuta a rispondere a tante domande.
A prescindere dai possibili condizionamenti esterni, sento di esser-ci, di essere presente e contento di esserlo, così come ho sempre voluto?

E se invece sto cercando di "ri-strutturarmi"?
Bene, mi servirà a capire quali risorse vorrò mettere in campo e quali valori-guida mi aiuteranno nella realizzazione.

Ma più di tutto, come un albero, sono, ci sono e voglio essere presente, semplicemente per come sono.


N.B. Ogni esercizio è più efficace se guidati da un esperto, ciò non significa che farlo da soli possa essere sconveniente. Quindi perché non provarci!?!

martedì 27 novembre 2012

Lontano lontano


Una visione "distaccata" può bastare per rendere le cose più sopportabili?
Quanto bisogna essere lontani, da una situazione, per non sentirne il peso della responsabilità?
E' solo dunque una questione di vicinanza, o semplicemente si può essere leggeri pur in contatto stretto con la realtà che abbiamo creato e che spesso ci risulta pesante?
Insomma, la consapevolezza delle proprie azioni, e la responsabilità sulle conseguenze, hanno meno peso se riesco a "distaccarmi" e sentirmi lontano da tutto?
Banalmente, andare a Bolzano può essere una soluzione possibile, quando la mia vita, di cui sento il peso della creazione, si svolge a Porto Palo?

Allora non si tratta di una fuga, quanto piuttosto di una vacanza.
La vacanza che ti pone in un distacco temporaneo e riparatore delle ferite della responsabilità.

Ritorna, ritorna con una nuova visione e liberati dalle catene che tu stesso hai legato, il distacco temporaneo, come l'epochè husserliana, ti ridona lucidità e leggerezza, per non ri-cadere nelle vecchie trappole.

Siamo un tutt'uno, corpo-mente, dunque, se la seconda è in tilt, e un viaggio può servirti a ritrovare te stesso, porta il tuo corpo lontano.
L'effetto durerà il tempo necessario, ma dovrai ritornare e risolvere ciò che hai creato pur senza soddisfazione.

Lontano per ritornare ad essere vicino a te stesso, mai una fuga, solo una sospensione necessaria alla soluzione.

Allora la mia risposta è che non bisogna essere lontani, semplicemente a volte può essere utile.

sabato 24 novembre 2012

Perchè questo blog?

Che domanda...
perchè bisogna essere tecnologizzati?
perchè se non sei on line sei fuori?
perchè ho tante cosa da dire?

o perchè semplicemente mi piace?

Nooooo, forse è per tutti questi motivi, forse per nessuno.

La notte porta con se pensieri e parole, quelle che in altre ore del giorno non faresti o diresti, e cose e azioni che dopo poche ore ti sembrano assurde, eppure quando le avevi pensate, solo poco prima, eri certo di aver avuto una delle idee più geniali della tua vita.

E dunque questo blog nasce in uno di quei momenti un pò così, che scorrono impetuosi nel sangue e alla fine devono liberarsi e uscire per trovare espressione, altrimenti ti ronzeranno nella testa per giorni e giorni.

Stavo riflettendo sul fatto che la mia professione, comune a tanti altri, spesso è indecifrabile e a volte più la si vuol definire verbalmente, più si rischia di fare un casotto.

E dunque, perchè non prendersi più tempo?
Perchè limitarsi ad un'unica risposta, quando invece si può scegliere di descrivere, spaziando un pò ovunque, attraverso mille sfaccettature, questa meravigliosa professione?

Inoltre, approfittare di uno spazio immenso come internet, in questi casi porta alla possibilità di confrontarsi anche a molti km di distanza, e non è dunque un aspetto trascurabile.

Insomma, questo blog nasce per dare uno spazio, a chi interessato, di confronto.
Nasce dall'esigenza di chiarire, in molteplici racconti e pensieri, cosa è il coaching, per non limitarsi ad una descrizione univoca o "chiusa" di questa professione.

Allora, in quest'ottica, aggiungerei un'altra tesserina al puzzle, dicendo che il coach aiuta la persona in questo percorso di ricerca, attraverso le proprie risorse, con l'obiettivo di ritrovare il benessere e la soddifazione, tipici di chi sta vivendo ciò che ha scelto.

Ed infine, questo blog nasce per poter aiutare chi legge, e chi scrive, a riflettere per scoprire vecchie mappe e nuovi territori, alla ricerca di una maggiore consapevolezza di noi stessi e del mondo intorno a noi.



giovedì 22 novembre 2012

Il nostro "potere"


Il potere della nostra mente è indicibile, non si può semplicemente spiegare, è più un'esperienza da vivere.

 W.Disney diceva che se puoi sognarlo allora potrai anche realizzarlo.

Oggi riflettevo su quante volte utilizziamo questo "potere" con scopi benefici, non sto parlando di beneficenza e solidarietà verso gli altri.
Sto parlando di una "beneficenza" diversa...quella verso noi stessi.

Quante volte utilizziamo i nostri "poteri" per farci del bene?
Quante volte invece li usiamo a nostro stesso svantaggio?

Siamo spesso troppo concentrati nel pensare ciò che non vogliamo, che dimentichiamo ciò che invece desideriamo.

Cosa sto dicendo? Dove voglio arrivare?

Da nessuna parte, se non chiedervi di riflettere con me su questa strana abitudine, che un pò a turno esprimiamo, senza neanche tanta consapevolezza.

Mi capita di sentire spesso qualcuno affermare con decisione e forza cosa non vorrebbe che gli accadesse e allora mi dico, se utilizzassimo quella stessa forza e determinazione nell'esprimere ciò che vorremmo realizzare?
Certamente saremmo tutti più soddisfatti.

E allora un piccolo esercizio pratico:

Pensa, cosa vuoi realizzare nei prossimi 2 anni?
Mentre rispondi, elimina tutte le negazioni (no, non ...) che ti vengono in mente, concentrati su ciò che vuoi ...non lo sai ancora, ma ti stai già avvicinando al futuro che sogni!

Magia?
No, se non quella della tua mente.


venerdì 16 novembre 2012

Aiuto, aiuto, aiuto

La domanda di oggi è: "quanto siamo disposti a chiedere aiuto?"

Sembra che farlo sia disdicevole, ma per chi?

Spesso ci arrovelliamo il cervello e l'animo in cerca di possibili soluzioni, e molto spesso ne troviamo di interessanti, altre volte ancora siamo invece lì che continuiamo a girare intorno al problema.

Lodevole atteggiamento, quello di ricercare le soluzioni da se stessi, ma quale è il limite?
Quello che ci dice "ora basta!", "ora è il momento di rivolgermi a qualcuno che possa farmi vedere ciò che non sto vedendo?"

Non è detto che io abbia bisogno di un professionista, semplicemente un amico o qualcuno che possa dirmi ciò che io non mi sono detto ancora.

Un'esperienza vissuta spesso, è quella di sapere cosa devono fare gli altri e, molto spesso, quando noi ci troviamo in quella stessa situazione, non sappiamo dare quella stessa risposta pronta che abbiamo servito in precedenza al nostro amico.

Perchè succede questo?

Molto semplicemente siamo pronti quando la cosa non ci riguarda perchè il nostro sguardo sulla cosa è distaccato o semplicemente abbiamo una prospettiva che l'altro, invischiato come è, non ha.

Un esercizio molto utile, a tal proposito, è proprio quello di "sedersi sul divano" e come se stessimo guardando un film in tv, provare ad immaginare che siamo proprio noi i protagonisti della scena, quella scena a cui non abbiamo trovato ancora il bel finale.

E se neanche così riuscissimo a vedere la scena risolutiva del film?

Forse è il caso di iniziare a chiedere aiuto...del resto chi lo ha detto che non possa essere altrettanto divertente vedere il film in compagnia?!?


sabato 3 novembre 2012

Chi lascia la strada vecchia.....

..per quella nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova.

Che dire? Quanto una frase come questa può entrare nella nostra testa e condizionare il nostro modo di scegliere?
Eh già, che bello riflettere su certi detti e proverbi che per anni ed anni l'uomo ha proposto e riproposto a se stesso.

Spesso nelle mie lezioni sulla comunicazione interpersonale, ed ancor di più durante i percorsi formativi circa il raggiungimento degli obiettivi, affronto la questione "abitudini".
E qui, mentre esprimo il parere vedo galleggiare in aria, sulle teste di chi mi ascolta, punti interrogativi e punti esclamativi.
E allora la domanda che oggi diffondo nell'immenso internet è :
Quanto siamo abitudinari?
Quanto il piacere del navigare in terre conosciute, ci limita nello scoprire ciò che non conosciamo, spesso proprio di noi stessi?

Insomma, certamente ci sono le cosiddette "vecchie e sane abitudini", ma quanto spesso invece queste vecchie abitudini risultano essere anche malsane?

Credo che molto spesso siamo talmente abituati a qualcosa che non ci rendiamo nemmeno più conto che non è la cosa migliore per noi, ma continuiamo a fare o dire una cosa per il semplice fatto che siamo abituati a farla.

E se provassimo a cambiare quel detto in una prospettiva diversa?

proviamo:

"Chi lascia la strada vecchia per quella nuova sa quel che lascia e gode per quel che trova"

Divertente!
 oppure:

"Chi lascia la strada vecchia per quella nuova sa quel che lascia e poi migliora"

Wow, perchè non provate anche voi per conto vostro?

Insomma, siamo proprio certi che stiamo bene "dove" siamo?


giovedì 25 ottobre 2012

Ma quando decidiamo di cambiare?

E dunque, mi auguro che il primo passo sia stato un buon inizio....
Si è detto che il coaching è un percorso di cambiamento, ma quando decidiamo di cambiare?

La cosa "divertente" è che quasi mai pensiamo di farlo.
Invece troppo spesso pensiamo di cambiare qualcosa che è all'esterno di noi.
Vediamo, quante volte abbiamo pensato o detto frasi come:

"il  problema è mio marito, se lui facesse..." oppure
 "mia sorella è troppo x, per questo ci scontriamo, se lei fosse..." o ancora
"se potessi cambiare città avrei più opprtunità di realizzare..."

Insomma, qualunque sia il campo della nostra esperienza in cui riscontriamo un disagio, nelle nostre parole lasciamo intendere che è all'esterno il cambiamento da attuare.
Il problema è che quando siamo concentrati all'esterno ci mettiamo in "attesa", aspettiamo che la soluzione arrivi da fuori, da lontano.

In altre parole, spesso questo può voler dire non arrivare alla soluzione del problema.
Non modificare il nostro stato presente nel nostro stato desiderato ed aspettare che sia qualcun altro a farlo per noi.

Bisognerà rimettere l'attenzione su noi stessi .

Il cambiamento è un'esigenza interiore, quando ho la consapevolezza che posso essere io stesso l'inizio della metamorfosi.

Tanti pensatori ci hanno dato spunti in questo senso, Einstein è solo uno dei tanti che ci da la possibilità di riflettere su questo quando affronta "la crisi".

Iniziare un percorso di coaching, può voler dire partire da questa riflessione, sentire l'esigenza di migliorare se stessi, per migliorare i risultati che ci portiamo a casa.
Insomma, il coaching, in questa prospettiva è capire quale area della nostra esperienza di vita non ci rende  soddisfatti e, prima di "piangerci" addosso, attivarsi in cerca della soluzione più adeguata per noi.

E per concludere questo post, un omaggio a chi legge (ed anche a me):


La crisi secondo Albert Einstein

"Non possiamo  pretendere che  le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.

La crisi è la più grande benedizione  per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi.

La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla  notte oscura.

E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie.
Chi supera la crisi  supera sé stesso senza essere 'superato'.
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni.

La vera crisi, è la crisi dell'incompetenza.

L' inconveniente delle   persone e delle nazioni  è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita.
Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c'è merito.
E' nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze.
Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il  conformismo. Invece, lavoriamo duro.

Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che  è la tragedia di non voler lottare per superarla."

Albert Einstein






lunedì 22 ottobre 2012

Cos'è il coaching?

Proviamo a definire questa attività che tanto segna il "cruccio", sui visi di chi ascolta, e un pò di frustrazione, in chi spesso la nomina con il timore dell'incomprensione.

Spesso, nell'incontro con una nuova persona, arriviamo alla domanda: "che lavoro fai?", come se questo fosse l'unico aspetto degno di nota nella vita di ognuno (ma questo potremo affrontarlo in un altro post).

Quando la risposta contiene il termine "coach", o "coaching", ecco aprirsi una valanga di nuvolette piene di punti interrogativi, come se la scena appartenesse improvvisamente ad una pagina di fumetto.

Così, ecco di seguito, una serie di spiegazioni e metafore che possano semplificare il concetto.
La cosa più divertente è che, in realtà, a voler andare in fondo, il concetto è già semplice.

Partiamo allora dalla traduzione letterale del termine: Coach, dall'inglese carrozza.

Eh già, chissa quante volte ci è capitato di leggerlo sui vecchi vagoni delle ferrovie italiane, la traduzione è di fatti "carrozza", nella sua accezione nuda e cruda.
Ed ecco allora, che la cosa potrebbe confondere ancora, ma noooo!

Il coach è proprio la "carrozza" che ti trasporta da un posto ad un altro.

Si tratta di quel viaggio che da solo non faresti, perchè qualcosa ti dice che non "potrai" farcela; ma in realtà hai tutte le caratteristiche per farlo, hai solo bisogno che una carrozza ti conduca.

Il coach, metaforicamente, è questo!


Quella carrozza che ti conduce, in un viaggio meraviglioso, attraverso la ri-scoperta di te stesso, delle tue potenzialità inespresse.
Con l'aiuto del coach ti puoi liberare delle convinzioni limitanti, proprio quelle che non ti hanno permesso ti intraprendere il viaggio ogni volta che lo hai sognato, ogni volta che solo assaporandolo hai sentito i brividi e hai sorriso alla sola immagine della sua realizzazione.

Ri-scoperta di se stessi qui vuol dire riprendere in mano la situazione della propria vita, sapere ed essere certi che il "telecomando" è nelle nostre mani, basterà capire come funziona e poi iniziare ad utilizzarlo.

Allora, ritornando alla nostra domanda, cos'è il coaching?
Bene, si tratta di un percorso di cambiamento personale che trova le sue radici nelle potenzialità inespresse, quelle che teniamo talmente nascoste che alla fine dimentichiamo di averle, ed allora ecco che iniziare un percorso di coaching significa realizzare ciò che normalmente ci limitiamo a sognare, sperare o semplicemente immaginare.

Ma qualcuno ha detto che se una cosa la immaginiamo, se riusciamo ad immaginarla, allora potremo anche realizzarla.

Forse non basterà la traduzione del termine inglese a farci comprendere a pieno cos'è il coaching, ma certamente può essere un buon inizio.

Nei prossimi post proverò a descrivere meglio il "cosa" attraverso il "come", farò esempi che possano aiutarci a comprendere meglio perchè e quando può essere utile avvalersi dell'aiuto di un coach ed intraprendere quindi un percorso di coaching.